Il Cuneo Fiscale dei Lavoratori Dipendenti

Che cos’è il Cuneo Fiscale dei Lavoratori Dipendenti? Da quali variabili è influenzato e come è possibile ridurlo? Ma soprattutto come funziona e come si calcola il Cuneo Fiscale?

Oggi voglio parlarvi di come per un Lavoratore Dipendente sia fondamentale conoscere il Cuneo Fiscale.

Con questa parola si vuole racchiudere tutta una serie di imposte e contributi che gravano sullo stipendio lordo di un lavoratore dipendente.

Senza voler essere troppo tecnici, possiamo sintetizzare il Cuneo Fiscale come quella forbice che divide il salario Lordo e Netto di un lavoratore dipendente. Maggiore è la forbice tra questi due valori e maggiore è il Cuneo Fiscale.

Come ti sarai accorto ogni anno politici di ogni genere parlando della riduzione del Cuneo Fiscale. Naturalmente, alle promesse difficilmente sono accompagnati fatti concreti. Questo in quanto sono molte le variabili che influiscono sulla determinazione del Cuneo Fiscale dei Lavoratori Dipendenti.

In questo articolo voglio cercare di fornire una risposta chiara alle tante domande che ci arrivano su questo argomento. Il mio obiettivo è quello di chiarire una volta per tutte questo argomento tanto popolare, ma in dettaglio conosciuto solo dagli addetti ai lavori.

Vediamo quindi che cos’è il Cuneo Fiscale, come si calcola e quali variabili influiscono su di esso.

LA DEFINIZIONE DI CUNEO FISCALE DEI LAVORATORI DIPENDENTI

La definizione di Cuneo Fiscale per come la conosciamo oggi deriva dalla scienza delle finanze.

Infatti, il Cuneo Fiscale in questo ambito non è altro che l’aumento di prezzo che subisce un bene quando viene introdotta un’imposta sulla produzione o sul consumo del bene stesso. Un esempio: immagina l’aumento di un punto percentuale dell’IVA, ed immagina che il costo dei beni aumenti in media del 3%. La differenza tra questi due valori rappresenta il cuneo.

Naturalmente nel corso del tempo questa definizione si è mutata ed ha preso anche un diverso significato, quello che conosciamo nell’economia comune.

In questo caso ci si riferisce al termine Cuneo Fiscale per indicare gli effetti che determina la pressione fiscale e previdenziale sul salario/stipendio dei lavoratori dipendenti.

In pratica il Cuneo Fiscale è dato dalla somma delle imposte (dirette, indirette) e dei contributi previdenziali che pesano sul costo del lavoro. Questo sia per quanto riguarda i datori di lavoro, sia per quanto riguarda i dipendenti.

Detto in modo ancora più semplice:

il cuneo fiscale è la differenza tra quanto un dipendente costa all’azienda e quanto lo stesso dipendente incassa, netto, in busta paga

Come sai in Italia questa differenza è molto alta.

IMPORTANZA DEL CUNEO FISCALE COME INDICE ECONOMICO

Da un punto di vista economico il Cuneo Fiscale è rappresentato da un numero percentuale che identifica le imposte ed il costo del lavoro complessivo a carico del datore di lavoro.

Per il calcolo si prendono in considerazione tutte le tasse dirette, indirette e i contributi previdenziali che lavoratori e datori di lavoro devono versare nelle casse dell’Amministrazione Finanziaria.

La sua importanza è dovuta al fatto che rappresenta un chiaro ed inequivocabile indice della somma di tutte le tasse che pesano sul costo complessivo del lavoro (comprendendo sia il committente che chi esegue la prestazione).

Per questo motivo tenere sotto controllo, o magari riuscire a ridurre il Cuneo Fiscale è l’obiettivo di tutti i Governi. Ridurre il costo del lavoro dipendente permetterebbe alle imprese italiane di essere più competitive sui mercati e quindi di aiutare l’economia a crescere.

Tanto per darti un’idea il Cuneo Fiscale italiano si attesta in media sul 46% del totale della retribuzione lorda.

GLI STUDI SUL CUNEO FISCALE IN ITALIA

Per comprendere l’entità del Cuneo Fiscale in Italia è possibile fare riferimento a due diversi studi:

  • Lo studio effettuato periodicamente dall’ISTAT (l’Istituto nazionale di Statistica) o
  • Lo studio effettuato periodicamente dall’OCSE (l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico).

L’ultimo monitoraggio effettuato dall’ISTAT è stato pubblicato a dicembre 2017 e riguarda l’analisi dei dati al 31 dicembre 2016.

LINK ALL’INDAGINE ISTAT SUL COSTO DEL LAVORO CHE GRAVA SUI DIPENDENTI

Da questa analisi risulta che il Cuneo sui lavoratori in Italia sia pari, in media, al 46% per cento del costo del lavoro complessivo.

Il peso maggiore è per i datori di lavoro (25,4 per cento. con -0,2% dalla rilevazione 2015) e il restante 20,6 per cento dei contributi è invece a carico del lavoratore.

In pratica questo significa che per ogni € 100,00 pagati dall’azienda, la redistribuzione netta in busta paga del dipendente è € 54,00.

Secondo l’ISTAT, inoltre, il cuneo più alto è nel nord-ovest d’Italia con il 47 per cento. Mentre al sud e nelle isole il dato si ferma al 44,4 per cento.

Questa differenza è in parte spiegabili dalle diverse addizionali regionali e comunali che gravano in modo diverso.

Naturalmente l’indagine fa emergere anche delle differenze di genere: tra le dipendenti donne il costo del lavoro è mediamente il 75 per cento di quello dei dipendenti uomini e la retribuzione netta è il 77 per cento di quella maschile.

IL CALCOLO DEL CUNEO FISCALE SECONDO L’OCSE: INCLUSIONE DELL’IRAP

Il rapporto dell’OCSE sul Cuneo Fiscale dei lavoratori dipendenti in Italia fa emergere risultati diversi.

Questo in quanto l’istituto UE  inserisce nei calcoli anche IRAP (imposta regionale sulle attività produttive), TFR (liquidazione o trattamento di fine rapporto) e INAIL (assicurazione contro gli infortuni sul lavoro).

Secondo l’OCSE, le tasse e i contributi sociali a carico di lavoratore e datore di lavoro ammontano nel nostro Paese al 47,7% nel caso di un lavoratore single (in calo di appena lo 0,09% rispetto al 2016). Questo contro la media dei Paesi OCSE che è del 35,9%.

Peggio dell’Italia fanno Belgio (53,7%) e Germania (poco sotto il 50%). Il cuneo scende però al 38,6% per le famiglie di 4 persone con un unico percettore di reddito, contro la media OCSE del 26,1%.

SUDDIVISIONE TRA CUNEO PREVIDENZIALE E FISCALE

Quando si parla di pressione sui lavoratori dipendenti si parla genericamente del Cuneo Fiscale. Lo si fa impropriamente, in quanto esiste un Cuneo legato all’imposizione fiscale ed uno legato all’imposizione previdenziale.

  • CUNEO FISCALE – Da una parte c’è il cuneo relativo alla parte fiscale. Ovvero l’insieme delle tasse dirette ed indirette che costituiscono la fiscalità generale e che sono necessarie per finanziare la così detta spesa pubblica (infrastrutture, scuola, sicurezza, ecc);
  • CUNEO PREVIDENZIALE – Dall’altra parte c’è invece il cuneo previdenziale. Mi riferisco con questo termine ai contributi previdenziali che sono indispensabili per sostenere i sistemi pensionistici obbligatori e che vengono restituiti ai lavoratori sotto forma di servizi pubblici. Si può affermare che il cuneo previdenziale nel costo del lavoro, rappresenti una spesa a sostegno dei diritti dei lavoratori.

COME SI CALCOLA IL CUNEO FISCALE DEI LAVORATORI DIPENDENTI IN ITALIA?

Per il calcolo del Cuneo Fiscale si devono tenere in considerazione tutti i prelievi tributari che gravano sul contribuente a seconda della categoria lavorativa di appartenenza.

In maniera molto semplice lo possiamo calcolare il Cuneo Fiscale nei seguenti modi:

  • Cuneo del singolo lavoratore dipendente. È dato dalla somma di IRPEF più le addizionali regionali e comunali e i contributi previdenziali;
  • Cuneo per le aziende (datori di lavoro): È dato dalla somma dell’imposta IRPEF con le addizionali regionali e comunali e con l’aggiunta dell’IVA (se dovuta) e dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro.

Per rendere le cose più semplici, il cuneo fiscale si può calcolare facendo la differenza tra:

L’importo che deve versare un’azienda complessivamente per lo stipendio di un suo lavoratore dipendente e il compenso netto che quest’ultimo percepisce in busta paga

Il Cuneo Fiscale sul lavoratore dipendente in Italia è costituito dalle seguenti imposte:

  • IRPEF;
  • Contributi previdenziali.

La quota di contributi previdenziali a carico del lavoratore è mediamente pari al 9% (imposta diretta).

La quota di contributi previdenziali a carico del datore di lavoro è mediamente del 34% (imposta indiretta). Inoltre vi era una quota variabile fino a 13 punti di contributi assistenziali INAIL.

COSTO DEL LAVORO PER UNITÀ DI PRODOTTO

Quando si parla di Cuneo Fiscale bisogna fare attenzione a non commettere errori. Molto spesso sento confondere il cuneo dei lavoratori dipendenti con il costo del lavoro per unità di prodotto.

Il costo del lavoro per singola unità di prodotto misura il costo lordo che ogni ora di un lavoratore dipendente costa al datore di lavoro per la produzione annuale.

In questo tipo di calcolo non è l’incidenza di un elevato cuneo fiscale quella che determina un alto costo del lavoro per unità di prodotto per l’azienda.

Questo in quanto i servizi erogati dallo Stato e finanziati con l’imposizione fiscale, possono essere anche più costosi se posti a carico del singolo lavoratore individualmente che li ottiene sul libero mercato.

CONSIDERAZIONI SUL CUNEO FISCALE IN ITALIA

L’Italia è uno dei tre Paesi OCSE che tassano più di tutti i redditi da lavoro dipendente. Di contro, la paga oraria garantita, nonostante tenda leggermente a salire ogni anno è sicuramente al di sotto dei Paesi dell’eurozona.

La paga oraria media si attesta intorno ai € 28,00, ben al di sotto dei 30,3 della media UE.

Da questa combinazione non esce fuori un bel risultato. L’Italia ad oggi è un Paese che produce un welfare scadente e squilibrato, imprese poco competitive e zero opportunità per chi perde un lavoro stabile.

Un Cuneo Fiscale elevato come quello italiano finisce per deprimere i redditi dei lavoratori, gravati da un peso della tassazione che ha pochi eguali nel mondo. Il Cuneo Fiscale finisce per deprimere anche le imprese. A parità di stipendio netto, un lavoratore costa mediamente in Italia il 10% in più che negli altri Paesi UE.

L’Italia rimane il Paese con il tasso di disoccupazione più alto d’Europa. Un Cuneo così elevato, infatti, finisce per disincentivare gli imprenditori ad effettuare nuove assunzioni.

Siamo un Paese che fatica tremendamente ad attrarre e trattenere talenti e cospiriamo contro le imprese che potrebbero assumerli. Senza contare che la crescita demografica in Italia è pari a zero.

Siamo un Paese che ha un welfare completamente sbilanciato sulle pensioni e sulla spesa assistenziale per gli anziani e la finanza tassando senza pietà i redditi da lavoro dipendente. Infine, siamo anche il Paese in cui si evadono più tasse in Europa e che sul lavoro dipendente scarica buona parte della propria vendetta fiscale.

CUNEO FISCALE: LE NOVITÀ 2019

Il nuovo governo, sta ormai portando a termine la manovra finanziaria in cui dovrebbero esserci importanti novità per cercare di ridurre il cuneo fiscale.

Il problema è come sempre trovare le risorse economiche necessarie per sostenere gli eventuali tagli. Le iniziative più significative riguardano la flat-tax 2019 e la modifica del Bonus Renzi.

Un aspetto della flat-tax 2019 riguarda le agevolazioni per le partite IVA con ricavi e compensi fino a 100mila euro. Si tratta di un regime forfettario in cui si applicherebbe un’aliquota del 15% per ricavi fino a 65mila euro e del 20% per la parte incrementale fino a 100mila euro.

La differenza rispetto alla situazione attuale non è nella percentuale di tassazione, ma nel limite di reddito. Se il decreto otterrà la fiducia, si passerebbe dagli attuali limiti di 30mila euro per i professionisti e 50mila euro per esercenti e imprenditori, a 100mila euro.

La flax-tax 2019 andrà anche ad interessare le startup a cui applicare un’aliquota del 5% per un periodo di 5 anni e rispettando come requisito un’età compresa tra 35 e 55 anni. Quindi tale agevolazione sarebbe legata all’età dell’imprenditore e non al solo fatto di aver creato una nuova impresa.

Per quando riguarda il Bonus Renzi da 80 euro, l’intenzione è quella di trasformarlo da agevolazione elargita direttamente in busta paga a detrazione fiscale. Per quanto riguarda il valore del contributo e i requisiti per poterne beneficiare, nulla cambia. Le cifre rimarranno invariate così come gli scaglioni di reddito dei soggetti richiedenti.

La sostanziale novità, sarà la possibilità di ottenere una riduzione sulle tasse da pagare, evitando così anche la spiacevole situazione, che potrebbe verificarsi tutt’ora, ovvero quella di doverlo restituire a fine anno per via di un aumento del reddito al di fuori delle soglie previste.

Tale scelta è stata fatta per poter disporre di maggiori risorse da poter investire per sostenere il progetto della flat-tax 2019 ed far partire il famoso reddito di cittadinanza.

Le agevolazioni dovrebbero partire dal 2019 con l’attuazione delle Legge di Bilancio. Rimane l’interrogativo sulla effettiva sostenibilità della manovra ma soprattutto sul via libera dell’Ue.

 

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