Donazione partecipazioni: esenzione per la nuda proprietà

L’Agenzia delle Entrate nella risposta all’interpello n. 38 pubblicata il 7 febbraio 2020 ha chiarito che spetta l’esenzione dell’imposta di donazione anche in caso di trasferimento della nuda proprietà di donazione partecipazione societarie. Questo a condizione che ci sia la contestuale attribuzione del diritto di voto ai figli e, quindi, del controllo di diritto sulla società.

Vediamo nel dettaglio in questo contributo l’interpello proposto da un contribuente in merito all’esenzione dell’imposta di donazione nel caso di donazione di partecipazioni sociali.

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Donazione partecipazioni: oggetto dell’interpello

L’interpellante è titolare di un pacchetto azionario pari al 51,94 per cento della società per azioni ” X S.P.A.”, costituita in Italia e di nazionalità italiana. L’istante intende donare ai propri due figli, in comunione tra loro, la nuda proprietà dell’intero pacchetto azionario di cui è titolare. Tuttavia, riservando per sé l’usufrutto vitalizio delle relative azioni.
L’istante rappresenta, inoltre, che, avvalendosi della facoltà prevista dall’articolo 2352, comma 1 del codice civile, intende contestualmente attribuire ai due figli, donatari, il diritto di voto nell’assemblea ordinaria della suddetta società. Tale diritto verrebbe esercitato dai figli a mezzo di un rappresentante comune (ex articolo 2347 del C.C.), diverso dall’usufruttuario, nominato al momento della donazione.
Il contribuente fa presente che, l’atto di donazione conterrebbe la
dichiarazione circa la volontà dei donatari di mantenere il controllo della società per un periodo di almeno cinque anni dalla data del suddetto trasferimento.

Il contribuente chiede di conoscere se sia applicabile all’atto di donazione, di cui alla fattispecie rappresentata, l’esenzione dall’imposta di donazione prevista dall’articolo 3, comma 4-ter, del decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 346.

Donazione partecipazioni societarie: esenzione

L’articolo 3, comma 4-ter, del decreto legislativo n. 346 del 1990, dispone che:

I trasferimenti, effettuati anche tramite i patti di famiglia di cui agli articoli 768-bis e seguenti del codice civile a favore dei discendenti e del coniuge, di aziende o rami di esse, di quote sociali e di azioni non sono soggetti all’imposta. In caso di quote sociali e azioni di soggetti di cui all’articolo 73, comma 1, lettera a), del testo unico delle
imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, il beneficio spetta limitatamente alle partecipazioni mediante le quali è acquisito o integrato il controllo ai sensi dell’articolo 2359, primo comma, numero 1), del codice civile. Il beneficio si applica a condizione che gli aventi causa proseguano
l’esercizio dell’attività d’impresa o detengano il controllo per un periodo non inferiore a cinque anni dalla data del trasferimento, rendendo, contestualmente alla presentazione della dichiarazione di successione o all’atto di donazione, apposita dichiarazione in tal senso. Il mancato rispetto della condizione di cui al periodo precedente comporta la decadenza dal beneficio, il pagamento dell’imposta in misura
ordinaria, della sanzione amministrativa prevista dall’articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre1997, n.471, e degli interessi di mora decorrenti dalla data in cui l’imposta medesima avrebbe dovuto essere pagata.”

Con la richiamata disposizione, il legislatore ha inteso favorire il passaggio
generazionale delle aziende di famiglia, a condizione, tuttavia, che i beneficiari del
trasferimento proseguano l’attività d’impresa o mantengano il controllo della società, per un periodo non inferiore a cinque anni dalla data del trasferimento.

Soluzioni prospettate dal contribuente

Il contribuente ritiene che, la contestuale attribuzione, ai donatari-nudi proprietari, del diritto di voto, ex articolo 2352 del C.C., gli stessi acquisirebbero, congiuntamente, il controllo di diritto sulla società ex articolo 2359, comma 1, n.1) del C.C.:

“Si configura nei confronti di società in cui un’altra società dispone della maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria”.

Questo, permetterebbe al contribuente di beneficiare dell’esenzione
dall’imposta di donazione, ai sensi dell’articolo 3, comma 4-ter del TSU.

Il contribuente, a sostegno della propria tesi, riporta la la circolare del 16 febbraio 2007, n.11/E dell’Agenzia delle Entrate, dove è stato chiarito che:

“L’agevolazione in argomento è applicabile anche nella fattispecie di donazione dell’intero pacchetto azionario di controllo posseduto dal donante, in favore dei figli, in comproprietà tra loro.”

Sempre nella circolare era stato chiarito che, i diritti dei comproprietari, devono essere esercitati, ai sensi dell’articolo 2347 del codice civile, da un rappresentante comune. Quest’ultimo dovrà disporre della maggioranza dei voti esercitabili in assemblea ordinaria.

Donazione partecipazioni: risposta dell’Agenzia delle Entrate

Con la circolare del 22 gennaio 2008, n.3/E, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che nell’ipotesi in cui oggetto del trasferimento siano quote o azioni emesse dai soggetti di cui all’articolo 73, comma 1, lett. a), del DPR 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR) l’esenzione spetta per il solo trasferimento di partecipazioni che consente ai beneficiari di acquisire oppure integrare il controllo, ai sensi dell’articolo 2359, primo comma, n. 1, del codice civile.
La nozione di ‘controllo di diritto’ si realizza quando un soggetto dispone della maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria di una società, ossia detiene più del 50 per cento delle quote o azioni della società, con diritto di voto nell’assemblea ordinaria.
Solitamente, il diritto di voto nell’assemblea ordinaria spetta all’usufruttuario. Tuttavia, non è preclusa la possibilità di
stabilire, con apposito accordo (‘salvo convenzione contraria’), una diversa
attribuzione del diritto di voto (ad esempio, ai nudi proprietari).
Inoltre, come chiarito con la Circolare del 16 febbraio 2007, n. 11/E, nell’ipotesi in cui una partecipazione di controllo, posseduta dal dante causa, venga frazionata tra più discendenti, l’agevolazione spetta esclusivamente per l’attribuzione che consente l’acquisizione o l’integrazione del controllo da parte del discendente. Nel caso invece il trasferimento della partecipazione di controllo avvenga a favore di più
discendenti in comproprietà, ai sensi dell’articolo 2347 C.C., il beneficio viene sempre riconosciuto.
Questo a condizione che, ai sensi del citato articolo 2347 C.C., i diritti dei comproprietari vengano esercitati da un rappresentante comune, che disponga della maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria.
L’Agenzia delle Entrate ha dato parere favorevole al contribuente, in quanto, vi sono tutti i requisiti per beneficiare dell’esenzione prevista dall’articolo 3, comma 4-ter, del TUS.

Donazione di partecipazione: sanzioni

Il mancato rispetto delle condizioni previste dall’esenzione determina:

  • la decadenza dall’agevolazione
  • il pagamento dell’imposta in misura ordinaria
  • il pagamento della sanzione amministrativa (articolo 13, Dlgs n. 471/1997)
  • il pagamento degli interessi di mora, con decorrenza dalla data in cui l’imposta doveva essere pagata.

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